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Le
soste balneari lungo la costa:
Karuscia, Campobello, Kattibuali, la
riparata cala Cinque Denti, il Laghetto delle Ondine,le sorgenti termali
della Cala Gadir e poi, cala Tramontana, il Faraglione e cala Levante.
Un cenno a parte per l’incredibile
Arco dell’ Elefante, che è il monumento naturale dell’isola.
Si continua con cala Rotonda, la
Balata dei Turchi, dove è ubicata l’antichissima cava di ossidiana, Nicà,
dove le sorgenti termali arrivano quasi a 100 gradi e ancora, Scauri, l’antico
approdo romano e la grotta termale di Sateria. Suvaki, Punta Fram, dove
le colate laviche hanno plasmato fantastiche sculture naturali, Mursia e
cala del Bue Marino.
Da non perdere assolutamente il giro
dell’isola in barca con visita alle numerose grotte marine, qualche volta
maestose come cattedrali, dove all’interno l’acqua riflette colori che
vanno dal blu intenso al verde smeraldo.
Balata dei turchi:
E’ una delle zone più belle e incontaminate di Pantelleria.
Si tratta di un grande e levigato lastrone di roccia lavica che degrada
sul mare, circondato da imponenti scogliere a strapiombo, alte fino a 300
metri.
Le recenti ricognizioni archeologiche hanno dimostrato che la zona fosse
frequentata dall’uomo già 7000 anni fa per l’estrazione dell’ ossidiana
per le numerose vene d’ossidiana.
Inoltre, per chi navigava per il mediterraneo, era (e rimane tuttora) un
ottimo punto riparato dalle improvvise tempeste.
Il toponimo, secondo Angelo D’Aietti, deriva da un atto d’arme
verificatosi verso la seconda metà del 1700, quando tre galee piratesche
tentarono, in una calma notte primaverile, di attraccare per occupare l’isola
e per “far de’ schiavi”.
L’attacco fu sventato dalla popolazione e i pirati catturati “restarono in
schiavitù”.
Alla Balata dei Turchi, la tradizione vuole che sia sbarcata, dopo un
naufragio, l’icona della Madonna della Margana.
Gadir:
Queste sorgenti termali sono conosciute ed apprezzate fin dall’antichità.
Infatti la località dove sorgono, Gadir, è un nome di origine semitica
che significa “luogo protetto”. Furono proprio i Fenicio-Punici che per
primi cominciarono ad apprezzare le qualità terapeutiche di queste acque.
Recenti studi inoltre hanno stabilito che il probabile stabilimento
termale sia stato coperto da un crollo di origine vulcanica.
Le piccole vasche esistenti scavate nella roccia, si dice che siano il
resti dell’antico impianto. Le sorgenti seguono un percorso che dall’alto
scende verso il mare e le acque vengono catturate in queste piccole
vasche.
Le acque delle sorgenti, particolarmente dolci ma ricche di sali
minerali, servono per curare soprattutto artrosi e reumatismi in genere
ed hanno una temperatura non costante che va dai 39°C fino a raggiungere
i 50°C. Curiosità: sulle pareti delle vasche nasce una particolare
qualità di alga che viene usata con molta efficacia per curare sinusiti,
raffreddori e piccoli problemi alle vie respiratorie.
La grotta di
Sateria:
La grotta di Sateria è conosciuta fin dall’antichità per la qualità delle
sue acque termali.
Recenti studi la fanno identificare con la omerica grotta di Calipso,
nell’isola di Ogigia.
Al suo interno sgorgano sorgenti d’acqua calda ad una temperatura di
circa 40°che confluiscono in tre vasche.
il nome Sateria deriva dal greco “Soterìa”e significa grotta della
salute.
Le Favare:
Le Favare sono getti di vapore d’acqua che possono raggiungere anche i
100°C e che fuoriescono da fessure della roccia ad intermittenza,
accompagnati qualche volta da emissione di anidride solforosa e da acido
solfidrico.
Le rocce alterate dai gas acidi e dal vapor d’acqua caldo hanno assunto
nelle vicinanze delle bocche un color rosasstro-mattone, visibile già da
lontano.
Il vapore a contatto con l’aria più fredda si condensa in goccioline d’acqua
che, con un primitivo sistema di canalizzazione, viene raccolta in
piccole vasche scavate nella roccia ed utilizzata per abbeverare gli
animali da allevamento.
Alla Favara Grande, i contadini, per favorire ed aumentare la
condensazione del vapore, hanno ricoperto le bocche terminali con canne e
rami secchi di alberi.
La Sauna:
Nella contrada Sibà, in località di Benikulà, lungo il costone di
Montagna Grande si trova questa grotta naturale aperta in una grande
faglia e divisa, fin dall’età antica, da muretti artificiali in due vani.
Quello esterno il frigidarium, con la vista sulla grande piana di
Monastero, circondato da sedili di pietra e quello interno più piccolo,
in cui da una spaccatura profonda, ad intermittenza arriva vapore d’acqua
intorno ai 38°C. Questa emissione è utilizzata come una vera e propria
sauna naturale dai panteschi e dai turisti per curare i dolori reumatici.
Margana:
In località Margana sorge l’omonimo santuario, dov’ è custodita l’immagine
della Madonna della Margana, protettrice dell’isola di Pantelleria e dei
suoi abitanti.
Il dipinto risale all’857 e pare che sia arrivato a Pantelleria per mezzo
dei monaci del cenobio del Patirion , con i quali i basiliani di
Pantelleria erano in contatto, per nasconderlo dalle numerose scorrerie piratesche
che alll’epoca infestavano le coste calabresi.
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